«E’ già tutto nel tuo cuore, lascia che ci resti. L’amore è un film muto: togli il volume e concentrati sui gesti. L’azione che rivelerà il tuo intento vale più delle parole che dei gesti fanno scempio. Coi discorsi puoi ingannarti, coi discorsi puoi ingannare, ma convincere e convincerti puoi soltanto con l’esempio.»
«Millenni di romanticismo scaraventati nel cestino!» lamentò Tomàs.
«Io invece trovo straordinaria questa regola», disse Morena. «Se mi telefoni ventisette volte al giorno per invitarmi a uscire e ogni volta ti rispondo che ho il raffreddore, è inutile che continui a chiederti se io sia innamorata pazza di te, ma cagionevole di salute. E’ più probabile che sia sana come un pesce e per nulla interessata.»
«In questo momento hai il raffreddore?»
«Se però», continuò lei imperterrita, «mi faccio cento chilometri a nuoto per venirti a dire che sei un imbecille, abbassando il volume coglierai nel mio gesto un segno inequivocabile di passione.»
Tomàs si incantò a immaginarla mentre faceva cento chilometri a nuoto per venirgli a dare dell’imbecille. Seguì un lungo silenzio, durante il quale entrambi applicarono la regola del sonoro ai ricordi. Esplorando a ritroso le loro storie finite male, rintracciarono i segnali di allarme che avevano ignorato o sottovalutato perché storditi dal rumore delle parole. Colsero il momento esatto in cui gli amori si erano accartocciati su se stessi, trasformandosi in ossessioni cerebrali e in chiacchiere senza energia. E capirono la differenza fra la parola e il Verbo, fra il testo e il gesto.
«Quante ore ho sprecato ad analizzare le sfumature di un messaggio o di una conversazione!» ammise Morena.